Cerimonia d'intitolazione dell'Istituto a "Mario Francese"

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Da oggi l’Istituto comprensivo di Marineo-Bolognetta è la prima scuola d’Italia intitolata a “Mario Francese”: il coraggioso giornalista ucciso dalla mafia per il suo impegno civile nel 1979.
Il progetto di intitolazione della scuola ha radici profonde nella consapevolezza dei ragazzi che, guidati dai docenti e dallo stesso Giulio Francese ad una cultura antimafia profonda e sentita, hanno approfondito la figura e l’operato del giornalista e hanno fortemente scelto e voluto che il suo nome fosse il simbolo di una scuola che cerca di educare i giovani ad una coscienza civile.

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Nel corso di una cerimonia semplice ma ricca di emozione Mario Francese è stato ricordato dal segno artistico del professore Mario Anzalone che ha donato alla famiglia una sua opera raffigurante Mario Francese e dalle parole toccanti del figlio Giulio Francese, del sindaco di Marineo Francesco Ribaudo, dei professori Giovanni Puma, Elisa Matraxhia, Antonino Barcia, Salvatore Lupica Spagnolo e dei ragazzi dell’Istituto di cui riporto qualche significativo brano:

Caro Mario Francese, sei stato un uomo coraggioso, onesto, un giornalista che combatteva contro la mafia. Nei tuoi articoli si leggeva tutta la verità, quella verità che nessuno osava dire o scrivere. Per questo motivo la mafia ti ha ucciso la sera del 26 gennaio 1979, per spegnere la voce che rompeva il silenzio. Ma nonostante sembra che la mafia abbia vinto, la tua morte non è rimasta vana. Il tuo coraggio e il tuo impegno civile di giornalista che compie il suo lavoro vivranno per sempre perché noi ti ricordiamo e leggiamo i tuoi scritti. Abbiamo dedicato la scuola in tuo onore. Porterà il tuo nome. Noi che frequentiamo questa scuola possiamo ispirarci a te e seguire il tuo esempio nella vita di ogni giorno, affrontando le paure, avendo il coraggio di parlare e di rompere il silenzio.

Così la mafia ha perso e tu hai vinto. 
In sottofondo il ticchettio di una macchina da scrivere. Il suono riconoscibile, l’attrezzo mitico, il segno di nostalgia. Io, macchina da scrivere di Mario Francese, fui utilizzata in varie occasioni e fui mezzo di giustizia per riuscire a sventare le prossime azioni mafiose. 
Egli aveva molte abitudini: quando mi utilizzava, fumava; quando era concentrato nello scrivere, si mordeva il labbro.  
Solo a pensare a quel profumo che emanava il suo vestito, mi viene la nostalgia di quando lavoravamo insieme. 
Penso che Mario sia stato un uomo molto coraggioso perché, pur non essendo aiutato dagli altri, quello che pensava lo pubblicava, nonostante sapesse di andare incontro alla morte. 
E in sottofondo ancora è possibile udire quel ticchettio come una profonda anima di una domanda mai trapassata, colonna sonora del valore di un uomo. Mi lasciò una sera di gennaio sola su una scrivania fredda e vuota come quel freddo e quel vuoto che suo figlio Giuseppe portò con sé fino alla necessità di abbracciare per sempre l'amato padre. E insieme a Giuseppe, che era idealmente con noi mentre suo fratello scopriva la targa, posso solo dire: GRAZIE A TUTTI!!!

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